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Piazza Sant'Antonio 5, Falconara Marittima

Il «tremendo flagello»: la Grande Guerra nell’epistolario di p. Candido Mariotti


«Ma sono addoloratissimo nel vedere i grandi mali dell’orribile guerra che sconvolge le nazioni»


Francesco di Paola Cassetta, cardinale vescovo di Frascati, così scriveva il 18 luglio 1916 a padre Candido Mariotti, frate francescano e bibliotecario.


Mariotti nasce a Gagliole, in provincia di Macerata, l’11 novembre 1839 e viene ordinato sacerdote a Matelica nell’aprile ‘63. Quattro anni dopo si trasferisce in Croazia, nella provincia di San Francesco di Ragusa (oggi Dubrovnik), come docente di filosofia e teologia. Qui è nominato anche bibliotecario, un incarico che si rivelerà utile per le sue esperienze future. Rientrato in Italia, nel 1888 riceve l’incarico di postulatore generale delle cause dei santi e, nel 1899, quello di ministro provinciale delle Marche. È in questo periodo che matura l’idea di fondare una biblioteca francescana, così da creare un istituto di riferimento per tutti i confratelli della provincia e per gli studiosi dell’Ordine. All’inizio del XX secolo il progetto comincia a delinearsi più chiaramente con l’allestimento di un fondo librario presso il convento di Matelica, costituito dagli antichi volumi conservati dai Minori sopravvissuti alle requisizioni successive all’Unità d’Italia. Questa sarà la base da cui poi avrà origine l’attuale Biblioteca francescana, trasferita in seguito a Falconara Marittima.


Nel corso della sua vita padre Mariotti ha avuto contatti e scambi di lettere con molti personaggi, da studiosi della cultura francescana a importanti esponenti della gerarchia cattolica. Il suo epistolario, conservato nell’archivio della BAP, è in grado di raccontare non soltanto le personalità che si celano dietro ogni messaggio ma anche un’intera epoca storica, che spesso emerge tra le righe del testo e fa da sfondo alle vicende riportate.

Le lettere ricevute da Candido Mariotti durante gli anni della Prima guerra mondiale provengono principalmente dal già citato cardinale Francesco di Paola Cassetta, con cui il francescano intratteneva un fitto scambio epistolare. Anche in questo caso il conflitto affiora di tanto in tanto fra gli altri argomenti più quotidiani, pur restando comunque sempre una presenza angosciante e uno spettro in agguato. Ad esempio il 5 settembre 1917 il cardinale scrive:

«Il caldo è oppressivo e m’indebolisce le forze, ma più del caldo mi opprime la situazione della società, oppressa dal tremendo flagello della guerra».

Il conflitto entra anche nella vita dei religiosi in maniera diretta, come nel caso delle visite effettuate ai militari feriti che sono in convalescenza per impartire loro i sacramenti:

«Ho provato grande consolazione nel ricevimento che mi hanno fatto i militari convalescenti in fretta tornato, quando sono andato [d]a loro per celebrare la messa, dare la prima comunione ad alcuni militari e conferire il sacramento della cresima.»

Scriveva sempre il cardinale in data 6 aprile 1917.


Il 3 novembre 1918 il governo italiano e quello austro-ungarico firmavano l’armistizio, entrato in vigore il giorno successivo, e ponevano così termine alla Prima guerra mondiale. Si trattava di un giorno di sollievo per tutto il Paese e molto probabilmente anche per i due religiosi protagonisti dello scambio epistolare. L’ultima lettera ricevuta da Mariotti nel mese di dicembre si conclude con la «gratitudine a Dio che fece cessare le guerre e la pestilenza in Italia».


Per approfondire la storia e il contenuto dell’epistolario di padre Candido Mariotti si rinvia all’articolo di Gioele Marozzi sulla rivista Picenum Seraphicum (anno XXXII, 2018), consultabile liberamente al link:https://rivisteopen.unimc.it/index.php/pi_ser/article/view/2263/1538