Luciano Marini nasce a Montegallo, in provincia di Ascoli Piceno, il 5 marzo 1940. È…
Osservando il territorio attraverso un cabreo
Al giorno d’oggi quando si tratta di rappresentare una proprietà terriera o una piccola area geografica siamo abituati a utilizzare sistemi tecnologici di rilevamento satellitare o fotografie aeree ad alta precisione che sono in grado di riproporre fedelmente e rapidamente quanto ci interessa.
In precedenza gli unici strumenti consultabili in merito erano le mappe catastali, documenti che testimoniavano il possesso di una casa o un terreno, raffigurati spesso in maniera semplice e schematica. Ma i catasti nascevano principalmente per motivi fiscali, imposti da un governo – locale o centrale – che voleva conoscere quanti e quali beni ogni abitante aveva così da tassarlo di conseguenza. Prima ancora delle mappe catastali, quando le famiglie nobili e gli enti sia pubblici che ecclesiastici volevano mettere su carta le loro proprietà erano soliti redigere un cabreo. Questi, a differenza dei catasti, raffiguravano solamente i terreni di cui si era in possesso e venivano elaborati per chiarirne i confini ed evitare dispersioni o usurpazioni future.

Quello che risalta subito all’occhio nei cabrei è la precisione e il livello di dettaglio con cui vengono riportati i terreni. Infatti è possibile ritrovare disegnati alberi, case e orti, con tanto di colori che differenziano la tipologia di suolo coltivato.
Nel 1731 i nobili osimani Muzio Pini e i suoi fratelli chiesero al pubblico agrimensore Giovan Antonio Panochi da Montelupone di creare un cabreo contenente tutte le piante con le loro proprietà. Il documento, che doveva anche celebrare di conseguenza l’importanza della famiglia, si apre con lo stemma nobiliare, a cui fa seguito l’indice di tutti i possedimenti rurali situati tra Osimo e dintorni. Sfogliando poi le pagine ci si trova di fronte a minuziose raffigurazioni dei poderi, colorate con tinte rimaste tutt’ora brillanti e accompagnate da dettagliate descrizioni che riportano dati come le caratteristiche del terreno, le sue dimensioni e il tipo di coltivazione. Ogni pianta è correlata da una scala di proporzione calcolata in canne, l’unità di misura dell’epoca. È possibile soffermarsi su ciascuna mappa analizzando i singoli particolari che il disegnatore ha voluto riportare. I filari di alberi si alternano a prati e orti, a volte attraversati da strade o fiumi. Qua e là si notano case contadine, chiese e pozzi. Addirittura dai camini delle abitazioni si vede uscire del fumo, forse a rendere l’idea della presenza umana.

Documenti del genere possono risultare utilissimi per ricostruire non soltanto le proprietà di famiglie o enti, ma anche la diffusione delle colture e le tecniche utilizzate, il paesaggio rurale, la morfologia dei territori e altri aspetti della civiltà contadina, specialmente a livello abitativo. Dunque come è facile notare si tratta di fonti molto importanti per la storia economica e sociale di un territorio.
Il cabreo della famiglia Pini è conservato nell’archivio della BAP all’interno della sezione dedicata alle mappe, alle stampe e ai disegni.




